
La motivazione con
la quale i vertici arbitrali hanno tentato di liquidare l’annullamento del gol
di Milik contro la Salernitana somiglia ad un rimedio addirittura peggiore del
male stesso. Stando alle parole di questi signori, gli arbitri in sala Var non avevano a disposizione un’immagine
che permettesse la piena inquadratura dell’ampiezza del campo. Dovremmo quindi credere che
Juventus-Salernitana si sia giocata senza un’adeguata copertura da parte del
Var per le situazioni di fuorigioco, almeno in quella metà campo. In certi
casi, probabilmente, un semplice “abbiamo sbagliato” sarebbe più dignitoso e
rispettoso nei confronti di tutti.
Comunque, messo da parte un episodio che mina
ulteriormente la credibilità di un movimento calcistico, quello italiano, di
cui il Presidente Gravina (uno che fino a tre stagioni fa aveva come unico
scopo quello di introdurre i playoff in serie a), dichiarazione dopo
dichiarazione, continua a confermare di essere il più degno rappresentante, e
in attesa che la Superlega ci porti finalmente via da questo pantano chiamato
calcio italiano, la Juventus si presenta alla sfida con il Benfica.
La squadra
portoghese torna a Torino ad otto
anni di distanza da quella semifinale di Europa League in cui, sotto il
diluvio, riuscì a strappare uno 0-0 che eliminò i bianconeri, allora allenati
da Conte, dalla competizione. Fu la notte delle farneticanti
dichiarazioni del tecnico circa improbabili ristoranti da cento euro in cui la
società Juventus non avrebbe potuto permettersi di mangiare.
Nella notte dello Stadium contro i portoghesi, i
bianconeri si giocano una grossa parte delle possibilità di superare il girone.
Nonostante l’importanza della sfida, il primo pensiero con cui deve
confrontarsi Allegri, al momento di decidere la formazione, è sempre quello
riguardante i troppi giocatori infortunati. La lista si arricchisce
continuamente di nomi. Recuperato, almeno per la panchina, Di Maria, il tecnico
perde Alex Sandro, mentre continua l'indisponibilità di Rabiot e Locatelli.
Tutti fermati da problemi muscolari che continuano a falcidiare la rosa
bianconera con impressionante regolarità.
Il tifoso, che per una volta seguirà la partita in un posto differente dal
solito, è impegnato ad avviare l’applicazione “Prime”, con tutte le
preoccupazioni del caso, sulla tv, quando una notifica richiama la sua
attenzione. Si avvicina il momento di scendere in campo. La formazione scelta
da Allegri vede Perin tra i pali, protetto da una linea di difesa formata da
Bremer, Bonucci e Danilo. A centrocampo, Paredes sarà supportato da McKennie e
Miretti, mentre Cuadrado e Kostic avranno il compito di coprire le fasce. In
avanti spazio alla coppia formata da Vlahovic e Milik.
Il Benfica, guidato dal tecnico Schmidt, risponde con Vlachodimos; Bah, A.
Silva, Otamenti, Grimaldo; Florentino Luis, Fernandez; Neres, Rafa Silva, João
Mario; Ramos.
Guidate dall’arbitro tedesco Zwayer, le due squadre entrano in campo accolte da
una cornice di pubblico decisamente non all'altezza dell'importanza della
serata europea. Sono troppi i seggiolini bianchi che spuntano nella Tribuna
Est. Il segno più tangibile di una progressiva disaffezione da parte della
tifoseria tutta nei confronti della società.
La Juventus entra nella partita con grande determinazione. Si presenta nella metà campo avversaria fin da subito in
maniera convinta e continua. Dopo cinque minuti, la squadra di Allegri passa in
vantaggio. Dal lato destro del campo, Paredes calcia una punizione forte e tesa
verso il cuore dell’area. Milik di testa anticipa i difensori avversari e infila
la porta sul palo più lontano. Vlachodimos invano si pretende in tuffo. Il
centravanti polacco, grande protagonista di questo avvio di stagione,
idealmente si riprende quanto gli era stato ingiustamente tolto dal var
domenica scorsa.
Trovato il vantaggio, la Juventus
continua a spingere. Milik rappresenta un ideale punto di
riferimento per la manovra offensiva bianconera, proponendosi come una sorta di
regista avanzato capace di catalizzare il gioco sulla trequarti offensiva. In
un avvio di gara molto convincente da parte dei padroni di casa, un ruolo di
rilievo lo recita anche Kostic che viene spesso sollecitato dai compagni. Dal
giocatore serbo, come sempre schierato sulla sinistra, partono diversi cross
diretti verso il cuore dell’area. La Juventus, consapevole che da quella parte
può creare parecchie preoccupazioni agli avversari, che in quella zona di campo
schierano un terzino, Bah, con spiccata propensione offensiva, attacca
prevalentemente sulla sinistra. Kostic ha l’occasione per il raddoppio con un
diagonale di prima intenzione che, leggermente deviato, scivola di un soffio a
lato del palo più lontano.
In questa fase della partita, la squadra di Allegri, grazie al movimento senza
palla di Miretti, Milik e anche McKennie, trova con grande facilità un uomo
smarcato all’altezza della trequarti avversaria. La Juventus propone un buon
ritmo di gioco, sprigionando l’intensità richiesta da incontri di questo
livello. Particolarmente apprezzabile per chi guarda, è l’atteggiamento che
rimane propositivo anche dopo il vantaggio, testimoniato da un baricentro che
si mantiene alto e favorisce una pressione in avanti che aiuta i padroni di
casa a recuperare il pallone velocemente.
Trovato il vantaggio, la Juventus
continua a spingere. Milik rappresenta un ideale punto di
riferimento per la manovra offensiva bianconera, proponendosi come una sorta di
regista avanzato capace di catalizzare il gioco sulla trequarti offensiva. In
un avvio di gara molto convincente da parte dei padroni di casa, un ruolo di
rilievo lo recita anche Kostic che viene spesso sollecitato dai compagni. Dal
giocatore serbo, come sempre schierato sulla sinistra, partono diversi cross
diretti verso il cuore dell’area. La Juventus, consapevole che da quella parte
può creare parecchie preoccupazioni agli avversari, che in quella zona di campo
schierano un terzino, Bah, con spiccata propensione offensiva, attacca
prevalentemente sulla sinistra. Kostic ha l’occasione per il raddoppio con un
diagonale di prima intenzione che, leggermente deviato, scivola di un soffio a
lato del palo più lontano.
In questa fase della partita, la squadra di Allegri, grazie al movimento senza
palla di Miretti, Milik e anche McKennie, trova con grande facilità un uomo
smarcato all’altezza della trequarti avversaria. La Juventus propone un buon
ritmo di gioco, sprigionando l’intensità richiesta da incontri di questo
livello. Particolarmente apprezzabile per chi guarda, è l’atteggiamento che
rimane propositivo anche dopo il vantaggio, testimoniato da un baricentro che
si mantiene alto e favorisce una pressione in avanti che aiuta i padroni di
casa a recuperare il pallone velocemente.
In tutta questa
prima parte di gara, dai
portoghesi non arrivano minacce significative per la porta di Perin.
Il Benfica, soffocato da una pressione che raramente si è vista nel gioco della
Juventus, appena entra in possesso della palla, cerca l’attacco diretto nello
spazio tra il terzo giocatore di difesa e il quinto di centrocampo, tentando di
cogliere i bianconeri scoperti nel punto dove un 352 proposto in maniera
offensiva come sta facendola squadra di Allegri, porta lo schieramento ad
essere maggiormente vulnerabile. Quasi tutti i lanci, eseguiti sotto forte
pressione, si perdono però nel vuoto. Sono ancora i padroni di casa a rendersi
pericolosi. Una veloce combinazione tra Vlahovic e Miretti porta il giovane
centrocampista al cross. Il pallone, calciato forte e teso, attraversa la porta
senza purtroppo incontrare una deviazione amica.
L’opportunità
sfumata segna una sorta di spartiacque nella prestazione dei bianconeri. La
Juventus inizia progressivamente a calare di intensità. La manovra adesso è
meno veloce. Compaiono i primi passaggi all’indietro, mentre una serie di
errori tecnici inizia ad inquinare un’azione che fino a quel punto scorreva
veloce e sicura. Il comodissimo divano sul quale il tifoso bianconero segue la
sfida improvvisamente appare meno comodo. Una notifica sullo smartphone
richiama la sua attenzione.
“Cazzo! Ci risiamo!”
Stavolta gli amici che scrivono sui vari gruppi di whatsapp non attendono
neppure l’intervallo. La partita inizia a ricalcare un copione ormai ben
conosciuto.
Di solito, non c’è il lieto fine per i colori bianconeri.
Le prime avvisaglie che la situazione
sia cambiata arrivano con un colpo di testa di Ramos, poco prima della
mezz’ora, sul quale Perin si fa trovare pronto e ben piazzato. Lo
stesso attaccante, pochi minuti più tardi, chiama ancora alla parata il
portiere bianconero, attento su una conclusione rasoterra. La Juventus non
pressa più. Il Benfica adesso
palleggia con padronanza e tranquillità. La squadra di Schmidt
diventa sempre più pericolosa. Rafa Silva prende il controllo della trequarti,
ergendosi a protagonista della partita. Il palo colpito dal limite dell’area,
con Perin immobile e battuto, più di ogni altra situazione capitata fino a quel
momento, rende il tifoso davanti alla tv consapevole che la gara si è messa su
un binario in progressiva salita. La Juventus appare inerte, non propone più
alcun tipo di pressione sui bravi palleggiatori portoghesi e fatica a tenere la
palla le rare volte che ne entra in possesso. Una serie di errori tecnici si
inseguono in maniera preoccupante. Sbaglia Bremer. Sbaglia Kostic. Sbaglia
Miretti. Più di tutti sbaglia Cuadrado, che brucia con un errore di controllo
un contropiede potenzialmente pericoloso.
Il pareggio, che era nell’aria già da
un po’, arriva a ridosso della chiusura del primo tempo. Miretti,
ferma un’avanzata di Neres sulla linea di fondo. Sul pallone, rimasto in campo
dopo il contrasto, si avventa Ramos. Il giovane centrocampista, nel tentativo
di allontanare il pallone, colpisce l’attaccante avversario. L’arbitro
inizialmente lascia correre ma, nel giro di pochi secondi, viene immediatamente
richiamato dal Var. Le immagini sono evidenti e non lasciano particolari
speranze al tifoso. Arriva il
rigore per il Benfica. Sotto una pioggia di fischi, Joao Mario
rimane freddo e con un tiro potente riporta il risultato in parità, quandi, da
idiota quale evidentemente è, invece di festeggiare con i compagni, ha la brillante idea di andare sotto la curva
sud portandosi le mani alle orecchie. La provocazione non ha
conseguenze, a parte qualche insulto, perchè il pubblico di Torino si mostra
civile (come testimoniato anche dalla presenza di maglie rosse che assistono
alla partita mischiate con il pubblico di casa). Altrove probabilmente non
l’avrebbe passata liscia. A tal proposito, viene alla mente quanto accaduto in
un Nizza - Marsiglia della scorsa stagione, quando Payet si rese protagonista
di un gesto simile.
Con il gol del pareggio, si
conclude di fatto il primo tempo. Esauriti i quattro minuti di
recupero, le squadre rientrano negli spogliatoi. La solita Juventus ha illuso i
tifosi con un buon inizio e il vantaggio immediato per poi spegnersi
progressivamente. Ancora una volta la condizione fisica si è mostrata
deficitaria.
I messaggi che arrivano dai vari gruppi whatsapp accompagnano l’intervallo del
tifoso, che lascia il comodo divano per due passi distensivi. La consapevolezza
che il prosieguo del cammino europeo sia appeso ad un filo ben più di quanto
non dica il punteggio, è il pensiero prevalente di questo piccolo gruppetto di
tifosi.
“Giochiamo venti minuti!”
“Ogni partita la stessa storia…”
“Sembra il giorno della marmotta” (film
di una trentina d’anni fa in cui il protagonista rivive in continuazione lo
stesso giorno).
L’insofferenza verso una situazione che si ripete da troppo tempo, senza che lo
staff tecnico riesca a porvi rimedio, è ormai ad un passo dallo sfociare
nell’intolleranza. Guardare la
Juventus non è più un piacere. Sta diventando una fatica in alcuni momenti
insopportabile.
Esauriti i
quindici minuti di riposo, le squadre si presentano in campo per il secondo
tempo senza cambi negli schieramenti. La ripresa parte su un binario di
illusorio equilibrio, con la Juventus che per prima si rende pericolosa grazie
ad una conclusione dalla distanza di Milik che, deviata, costringe Vlachodimos
ad una difficile parata. Da quel momento in poi, la partita della squadra di
Allegri finisce. Le maglie rosse spuntano con sempre maggiore insistenza e
pericolosità dalle parti di Perin. Il gol che decide la sfida arriva presto,
quando sono trascorsi appena dieci minuti dall’avvio della ripresa.
Segna Neres, che
mette in rete dall’interno dell’area dopo che prima Bremer e poi Perin in
qualche modo erano riusciti ad opporsi all'insistita azione proposta da Ramos e
Rafa Silva. Il brasiliano prelevato dallo Shakhtar esulta insieme ai suoi
tifosi, mentre gli sguardi dei giocatori in maglia bianconera trasmettono
sensazioni di paura e smarrimento. Lo Stadium coglie il momento di difficoltà
della squadra e prova ad infondere coraggio alzando il livello del sostegno. Il
comodo divano sul quale stasera il tifoso segue la partita inizia a ricordare
in maniera fin troppo sinistra la solita scomoda sedia.
Allegri cerca dalla panchina le risorse per cambiare il destino di una partita
che, nonostante manchi mezz’ora alla conclusione, appare già segnata. Escono Miretti e Cuadrado, entrano Di Maria e De
Sciglio. Le sostituzioni non producono l’effetto sperato.
Mentre la Juventus sembra naufragare in balia di onde troppo grandi da
affrontare per una squadra tanto smarrita, il Benfica cerca con insistenza il
gol che chiuderebbe definitivamente la partita. Una grande opportunità capita,
in situazione di mischia, sui piedi di Bah. Bonucci respinge il tiro a colpo
sicuro del terzino. La Juventus
cammina pericolosamente sull’orlo del burrone. Nuovamente
tornano ad affacciarsi alcune perplessità riguardo la poca personalità mostrata
da diversi giocatori mentre Rafa Silva dal limite dell’area costringe Perin
alla deviazione in angolo.
La squadra di Allegri non ha più alcun tipo di filtro in mezzo
al campo. Paredes e McKennie si ritrovano
in netta e costante inferiorità numerica di fronte ai palleggiatori portoghesi.
Rafa Silva sulla trequarti fa quello che vuole, creando continue situazioni di
apprensione ad una difesa che per come si è messa la partita, dimostra di
reggere l’urto anche piuttosto bene. Bonucci ferma un’altra situazione ormai
disperata chiudendo su Neres, poi tocca a Perin tenere ancora in piedi la
Juventus parando una conclusione, sempre di Neres, da distanza ravvicinata.
Lo Stadium inizia a perdere la
pazienza. Alcuni fischi piovono su una brutta Juve mentre il
Benfica sulla trequarti offensiva dà vita ad una serie di possessi nei quali i
giocatori in maglia bianconera arrivano costantemente in ritardo. Ancora Perin
impedisce a Neres la soddisfazione della doppietta personale.
Allegri interviene ancora sulla
formazione quando mancano venti minuti al termine. Richiama in
panchina Milik e Kostic per inserire Kean e Fagioli. Nonostante l’evidente
intenzione di restituire un uomo al centrocampo e dare maggior vigore fisico
alla squadra, desta un minimo di perplessità la scelta del tecnico di togliere
dal campo forse i due uomini migliori. In ogni caso, Kean, accolto da fischi
ingenerosi al momento del suo ingresso in campo, si presenta nella partita con
un’iniziativa personale conclusa con un pallone che attraversa l’area di rigore
e si infrange sulla base del palo più lontano.
Allegri manda in soffitta la difesa a tre, ridisegnando la Juventus con un 433
ma il tempo continua a scorrere senza che dalla squadra arrivi una reazione che
faccia pensare ad un cambio di rotta della partita. La sensazione è che solo
una giocata individuale possa risollevare le sorti di una gara che sembra ormai
destinata a scivolare inesorabilmente verso una sconfitta, che complicherebbe
in maniera quasi irrecuperabile il cammino della squadra di Allegri nella
massima competizione europea. Il
tifoso bianconero sta già immaginando le possibili trasferte dei turni ad
eliminazione diretta di Europa League, quando Di Maria, dalla
destra, taglia verso il centro e trova un pallone illuminante che libera
Bremer, rimasto in avanti dopo un calcio d’angolo, davanti alla porta avversaria.
Da posizione favorevolissima il brasiliano calcia alto. In realtà il pallone dà
l'impressione di incontrare la deviazione di Vlachodimos ma arbitro e
guardalinee ordinano di riprendere con la rimessa dal fondo. Come sempre, una
squadra a cui il tecnico non è stato in grado di dare un minimo di idea di
gioco, si aggrappa al suo uomo di maggior talento. Ieri era Dybala, oggi Di
Maria.
La Juventus in avanti non si vede più.
I minuti di recupero trascorrono con il Benfica in pieno controllo. La squadra
di Schmidt proprio negli istanti finali spreca un’occasione enorme per chiudere
definitivamente la gara. Trascorsi i quattro minuti di recupero, l’arbitro
Zwayer dichiara la partita conclusa. Il confronto tra i portoghesi e la
Juventus è stato impietoso. Loro si sono dimostrati una squadra capace di
giocare a calcio, noi no. Per il Benfica arriva la dodicesima vittoria
consecutiva dall’inizio della stagione. Per la Juventus una pioggia di fischi
da parte del suo pubblico.
Prima di lasciare il campo, la
squadra si schiera sotto la curva sud, ricevendo un’altra bordata di fischi
mentre Bonucci e Danilo si avvicinano ai tifosi per un confronto. Fischi
legittimi e meritati. Si può
perdonare il fatto di non saper giocare a pallone. Non è arte per tutti. Non si
può accettare di vedere una squadra, soprattutto quando indossa la maglia
bianconera, spaventata, timorosa, impacciata contro chiunque abbia la capacità
di organizzare una manovra degna di questo nome.
Lo Stadium inizia a perdere la
pazienza. Alcuni fischi piovono su una brutta Juve mentre il
Benfica sulla trequarti offensiva dà vita ad una serie di possessi nei quali i
giocatori in maglia bianconera arrivano costantemente in ritardo. Ancora Perin
impedisce a Neres la soddisfazione della doppietta personale.
Allegri interviene ancora sulla
formazione quando mancano venti minuti al termine. Richiama in
panchina Milik e Kostic per inserire Kean e Fagioli. Nonostante l’evidente
intenzione di restituire un uomo al centrocampo e dare maggior vigore fisico
alla squadra, desta un minimo di perplessità la scelta del tecnico di togliere
dal campo forse i due uomini migliori. In ogni caso, Kean, accolto da fischi
ingenerosi al momento del suo ingresso in campo, si presenta nella partita con
un’iniziativa personale conclusa con un pallone che attraversa l’area di rigore
e si infrange sulla base del palo più lontano.
Allegri manda in soffitta la difesa a tre, ridisegnando la Juventus con un 433
ma il tempo continua a scorrere senza che dalla squadra arrivi una reazione che
faccia pensare ad un cambio di rotta della partita. La sensazione è che solo
una giocata individuale possa risollevare le sorti di una gara che sembra ormai
destinata a scivolare inesorabilmente verso una sconfitta, che complicherebbe
in maniera quasi irrecuperabile il cammino della squadra di Allegri nella
massima competizione europea. Il
tifoso bianconero sta già immaginando le possibili trasferte dei turni ad
eliminazione diretta di Europa League, quando Di Maria, dalla
destra, taglia verso il centro e trova un pallone illuminante che libera
Bremer, rimasto in avanti dopo un calcio d’angolo, davanti alla porta avversaria.
Da posizione favorevolissima il brasiliano calcia alto. In realtà il pallone dà
l'impressione di incontrare la deviazione di Vlachodimos ma arbitro e
guardalinee ordinano di riprendere con la rimessa dal fondo. Come sempre, una
squadra a cui il tecnico non è stato in grado di dare un minimo di idea di
gioco, si aggrappa al suo uomo di maggior talento. Ieri era Dybala, oggi Di
Maria.
La Juventus in avanti non si vede più.
I minuti di recupero trascorrono con il Benfica in pieno controllo. La squadra
di Schmidt proprio negli istanti finali spreca un’occasione enorme per chiudere
definitivamente la gara. Trascorsi i quattro minuti di recupero, l’arbitro
Zwayer dichiara la partita conclusa. Il confronto tra i portoghesi e la
Juventus è stato impietoso. Loro si sono dimostrati una squadra capace di
giocare a calcio, noi no. Per il Benfica arriva la dodicesima vittoria
consecutiva dall’inizio della stagione. Per la Juventus una pioggia di fischi
da parte del suo pubblico.
Prima di lasciare il campo, la
squadra si schiera sotto la curva sud, ricevendo un’altra bordata di fischi
mentre Bonucci e Danilo si avvicinano ai tifosi per un confronto. Fischi
legittimi e meritati. Si può
perdonare il fatto di non saper giocare a pallone. Non è arte per tutti. Non si
può accettare di vedere una squadra, soprattutto quando indossa la maglia
bianconera, spaventata, timorosa, impacciata contro chiunque abbia la capacità
di organizzare una manovra degna di questo nome.
Per il tifoso
davanti alla tv il triplice fischio dell’arbitro tedesco Zwayer rappresenta la fine di un’agonia, iniziata
dopo il pareggio di Joao Mario ma le cui avvisaglie si erano avvertite già poco
dopo il ventesimo, quando la Juventus aveva cominciato ad arretrare, mostrando
i limiti di una condizione fisica precaria.
La partita è
appena finita. Il tifoso
bianconero deluso spegne la tv e se ne va a dormire. E’ stanco e triste. Da
quasi due anni vede la sua squadra ripetere costantemente la stessa partita, senza
che l’allenatore (che a questo punto non si capisce cosa ci stia a fare) riesca
a trovare una soluzione che non sia la solita storia del “giocare bene
tecnicamente, difendere bene e sbagliare di meno”.
La mente torna ai messaggi letti durante l’intervallo.
Un sorriso amaro. E’ proprio vero, sembra il giorno della marmotta.
PAGELLE
PERIN 6 Senza colpe in occasione
delle reti subite, tiene anzi in piedi la Juventus con alcune parate che
impediscono al Benfica di dilagare. Nell’avvio di stagione incerto dei
bianconeri si conferma uno dei pochi punti fermi.
BREMER 6 Assieme ai
suoi compagni di reparto, a partire dalla mezz’ora del primo tempo, vede i
giocatori vestiti di rosso arrivare da tutte le parti. Fa quello che può per
limitare l’attacco avversario. Nel finale spara addosso al portiere il pallone
del pareggio offertogli da Di Maria. Poteva fare meglio ma non è il suo
mestiere.
BONUCCI 6,5 Guida la
difesa con la solita sicurezza. Senza particolari responsabilità in occasione
delle reti subite, evita con due salvataggi provvidenziali la terza rete del
Benfica, contribuendo a tenere viva una fiammella di speranza purtroppo tenue e
vana.
DANILO 6 Si conferma
uno dei pochi giocatori a non presentare problemi di personalità. Anche questa
volta l’allenatore lo costringe a districarsi in diversi ruoli nel corso della
stessa partita. Non demerita.
CUADRADO 5 Prosegue nel
suo periodo negativo. Continua a commettere errori sia nelle scelte che
nell’esecuzione come quando, nel primo tempo, con la Juventus in vantaggio, si
palleggia sui piedi la possibilità di innescare un contropiede che avrebbe
visto l’attacco bianconero in superiorità numerica. Viene quasi da tirare un
sospiro di sollievo al pensiero che non giocherà domenica a Monza per
squalifica. Andava salutato lo scorso giugno.
(DE SCIGLIO SV Entra e
il mondo rimane come era prima, non è colpa sua)
McKENNIE 5,5 Qualche
buon movimento senza palla tra le linee avversarie in avvio di gara, prima di
perdersi nella disorganizzazione mostrata dalla squadra. Da mediano, nel
secondo tempo, fatica a contrastare il palleggio avversario.
PAREDES 5 Un buon
avvio, la punizione per il gol di Milik poi progressivamente si spegne con la
squadra. Soffre nel secondo tempo il palleggio e la pressione degli avversari
perdendo moltissimi palloni. Le qualità le ha ma la sensazione che anche lui
stia per essere risucchiato dalla spirale involutiva che da qualche tempo
inghiotte tutti quelli che vestono il bianconero è forte.
MIRETTI 5,5 Un buon
primo tempo nel quale esibisce le ormai note qualità di palleggio e movimento
senza palla. Crea una pericolosa occasione dopo uno scambio con Vlahovic.
Sfortunato e avventato in occasione dell’intervento che ha portato al rigore
del pareggio. Nel prosieguo sembra subite il contraccolpo di quell’episodio
fino alla sostituzione.
(DI MARIA 6 Pochi palloni
giocati gli bastano per mandare in porta Bremer. Ha l’ingrato compito di dover
creare calcio in mezzo al nulla del sistema allegriano).
KOSTIC 6 Uno dei più
continui nella prima parte di gara. Garantisce alla Juventus un appoggio
costante sulla sinistra, da dove riesce a mettere in area diversi palloni
interessanti. Rimane uno dei più lucidi anche quando la squadra inizia ad
affondare. Allegri lo toglie, solo lui sa perchè.
(FAGIOLI SV Entra
quando la partita è ormai nelle mani del Benfica. Ingeneroso imputargli la
responsabilità del mancato cambio di passo della squadra)
VLAHOVIC 5 Poche buone
giocate, qualche errore e troppo nervosismo. La squadra lo serve poco e male,
lui non riesce a mantenere la lucidità. Il ruolo di centravanti in una squadra
di Allegri è un peso troppo grande in questo momento per lui. Il suo rendimento
è la dimostrazione più evidente che nessun giocatore, per quanto forte sia,
senza il supporto di un’organizzazione di gioco, si porta in dote un sacco con
30 reti. L’impressione è che il film Moneyball (sul baseball) abbia illuso
troppe persone, tecnici compresi, di poter ridurre in freddi numeri un gioco
che, per la quantità di variabili presenti in una partita e per la sua
complessità, tende, nella maggior parte delle occasioni, a sfuggire a qualsiasi
tipo di statistica. Non è scarso Vlahovic, non era scarso Morata e nemmeno
Higuain. Senza il supporto della squadra, nessun attaccante può vincere le
partite da solo. Una volta può capitare la giocata. In molte altre situazioni,
il valore di un giocatore si perde in affannose rincorse, continue difese della
palla, per permettere ad una squadra sempre troppo sulla difensiva di salire, e
tantissima frustrazione che sfocia in plateali gesti di nervosismo. Rischia di
rappresentare l’ennesimo patrimonio tecnico ed economico bruciato sull’altare
del non gioco allegriano.
MILIK 6,5 Il gol e
tanto lavoro per organizzare la manovra offensiva. In questo momento è il
miglior giocatore della Juventus, sicuramente il più pericoloso. Allegri lo
sostituisce oppure lo fa partire dalla panchina.
KEAN 6 Entra quando la
gara è già sfuggita via. Va vicino al gol con un’azione personale che si
scontra sul palo. Non fa mancare l’impegno in un ruolo, quello di esterno, che
non gli appartiene.
BREMER 6 Assieme ai
suoi compagni di reparto, a partire dalla mezz’ora del primo tempo, vede i
giocatori vestiti di rosso arrivare da tutte le parti. Fa quello che può per
limitare l’attacco avversario. Nel finale spara addosso al portiere il pallone
del pareggio offertogli da Di Maria. Poteva fare meglio ma non è il suo
mestiere.
BONUCCI 6,5 Guida la
difesa con la solita sicurezza. Senza particolari responsabilità in occasione
delle reti subite, evita con due salvataggi provvidenziali la terza rete del
Benfica, contribuendo a tenere viva una fiammella di speranza purtroppo tenue e
vana.
DANILO 6 Si conferma
uno dei pochi giocatori a non presentare problemi di personalità. Anche questa
volta l’allenatore lo costringe a districarsi in diversi ruoli nel corso della
stessa partita. Non demerita.
CUADRADO 5 Prosegue nel
suo periodo negativo. Continua a commettere errori sia nelle scelte che
nell’esecuzione come quando, nel primo tempo, con la Juventus in vantaggio, si
palleggia sui piedi la possibilità di innescare un contropiede che avrebbe
visto l’attacco bianconero in superiorità numerica. Viene quasi da tirare un
sospiro di sollievo al pensiero che non giocherà domenica a Monza per
squalifica. Andava salutato lo scorso giugno.
(DE SCIGLIO SV Entra e
il mondo rimane come era prima, non è colpa sua)
McKENNIE 5,5 Qualche
buon movimento senza palla tra le linee avversarie in avvio di gara, prima di
perdersi nella disorganizzazione mostrata dalla squadra. Da mediano, nel
secondo tempo, fatica a contrastare il palleggio avversario.
PAREDES 5 Un buon
avvio, la punizione per il gol di Milik poi progressivamente si spegne con la
squadra. Soffre nel secondo tempo il palleggio e la pressione degli avversari
perdendo moltissimi palloni. Le qualità le ha ma la sensazione che anche lui
stia per essere risucchiato dalla spirale involutiva che da qualche tempo
inghiotte tutti quelli che vestono il bianconero è forte.
MIRETTI 5,5 Un buon
primo tempo nel quale esibisce le ormai note qualità di palleggio e movimento
senza palla. Crea una pericolosa occasione dopo uno scambio con Vlahovic.
Sfortunato e avventato in occasione dell’intervento che ha portato al rigore
del pareggio. Nel prosieguo sembra subite il contraccolpo di quell’episodio
fino alla sostituzione.
(DI MARIA 6 Pochi palloni
giocati gli bastano per mandare in porta Bremer. Ha l’ingrato compito di dover
creare calcio in mezzo al nulla del sistema allegriano).
KOSTIC 6 Uno dei più
continui nella prima parte di gara. Garantisce alla Juventus un appoggio
costante sulla sinistra, da dove riesce a mettere in area diversi palloni
interessanti. Rimane uno dei più lucidi anche quando la squadra inizia ad
affondare. Allegri lo toglie, solo lui sa perchè.
(FAGIOLI SV Entra
quando la partita è ormai nelle mani del Benfica. Ingeneroso imputargli la
responsabilità del mancato cambio di passo della squadra)
VLAHOVIC 5 Poche buone
giocate, qualche errore e troppo nervosismo. La squadra lo serve poco e male,
lui non riesce a mantenere la lucidità. Il ruolo di centravanti in una squadra
di Allegri è un peso troppo grande in questo momento per lui. Il suo rendimento
è la dimostrazione più evidente che nessun giocatore, per quanto forte sia,
senza il supporto di un’organizzazione di gioco, si porta in dote un sacco con
30 reti. L’impressione è che il film Moneyball (sul baseball) abbia illuso
troppe persone, tecnici compresi, di poter ridurre in freddi numeri un gioco
che, per la quantità di variabili presenti in una partita e per la sua
complessità, tende, nella maggior parte delle occasioni, a sfuggire a qualsiasi
tipo di statistica. Non è scarso Vlahovic, non era scarso Morata e nemmeno
Higuain. Senza il supporto della squadra, nessun attaccante può vincere le
partite da solo. Una volta può capitare la giocata. In molte altre situazioni,
il valore di un giocatore si perde in affannose rincorse, continue difese della
palla, per permettere ad una squadra sempre troppo sulla difensiva di salire, e
tantissima frustrazione che sfocia in plateali gesti di nervosismo. Rischia di
rappresentare l’ennesimo patrimonio tecnico ed economico bruciato sull’altare
del non gioco allegriano.
MILIK 6,5 Il gol e
tanto lavoro per organizzare la manovra offensiva. In questo momento è il
miglior giocatore della Juventus, sicuramente il più pericoloso. Allegri lo
sostituisce oppure lo fa partire dalla panchina.
KEAN 6 Entra quando la
gara è già sfuggita via. Va vicino al gol con un’azione personale che si
scontra sul palo. Non fa mancare l’impegno in un ruolo, quello di esterno, che
non gli appartiene.
ALLEGRI SV È il tecnico
di una squadra in grado di giocare non più di venti minuti a partita, che
raramente propone tre passaggi in avanti, che non mostra mai una condizione
fisica adeguata e che, in situazioni di difficoltà, pecca in maniera grave
sotto l’aspetto della personalità. La sua squadra gioca sempre la stessa
partita. Contro chiunque. Questa
con il Benfica, a suo dire, doveva essere la partita più importante del girone. L’abbiamo
persa, in maniera impietosa.
Prima o poi dovrà assumersi la responsabilità di quanto (non)
sta facendo.
Carlo Tasciotti
Commenti
Posta un commento