Le due recenti vittorie contro Bologna e Maccabi Haifa sembrano
fornire almeno il minimo impulso per una ripartenza della Juventus dopo
lo stentato avvio di stagione, costellato da troppi passi falsi compiuti
contro squadre ampiamente alla portata dei bianconeri. Nonostante gli
ultimi risultati positivi però tanti problemi ancora affliggono i
bianconeri. Allegri, che non sembra in grado di trovare soluzioni, ha
finito per risultare lui stesso, con alcune trovate tattiche
discutibili, molto spesso un freno alle possibilità di rilancio della
squadra. Dopo il successo nel turno di coppa, che tiene ancora acceso almeno
un lumicino di speranza sul passaggio, comunque complicato, agli ottavi
di finale della Champions League, la Juventus si trova di fronte alla
prima grande sfida che il campionato le pone lungo la strada. La squadra
di Allegri è attesa a San Siro da un Milan uscito malconcio
dall’incrocio di Stamford Bridge contro il Chelsea. Una partita che ha
messo in luce i grandi limiti che la squadra di Pioli ancora lamenta
quando calca il palcoscenico più prestigioso. Limiti sicuramente di
personalità, per una squadra che nonostante lo scudetto conquistato
sembra non aver ancora completato il percorso di maturazione. Anche per i
rossoneri l’incontro in programma a Milano, potrà rivelarsi una tappa
cruciale per il prosieguo della stagione. Per una sfida che la Juventus è chiamata a vincere per lasciarsi alle
spalle, forse in maniera definitiva, il brutto avvio di stagione,
Allegri presenta Szczesny tra i pali, protetto da una linea di difesa
formata da Danilo, Bremer, Bonucci e Alex Sandro. In mezzo al campo, la
scelta del tecnico ricade su Locatelli e Rabiot. Cuadrado e Kostic
agiranno come al solito lungo le due fasce, con il compito di rifornire
la coppia offensiva composta da Vlahovic e Milik.
Sulla sponda rossonera, Pioli risponde schierando Tatarusanu; Kalulu,
Tomori, Gabbia, Theo Hernandez; Bennacer, Tonali; Diaz, Pobega, Leao;
Giroud.
La partita di cartello impone, purtroppo, il commento di Pardo. Il
telecronista accoglie il tifoso, che prende posto sulla solita scomoda
sedia davanti alla tv nel momento in cui si apre il collegamento, con la
consueta raffica di banalità che riversa nel microfono con voce piena e
compiaciuta. L’enfatica introduzione di Pardo raggiunge l’apice quando,
guidate dall’arbitro Orsato, le due formazioni fanno il loro ingresso
sul terreno di gioco accolte da una scenografia che avvolge l'intero
stadio. Lassù nel terzo anello, praticamente ad un passo dal cielo, una
grande rappresentanza di tifosi juventini sventola vessilli bianconeri.
San Siro regala sempre un’atmosfera suggestiva. Uno stadio carico di
storia che rappresenta un monumento per il calcio italiano. Demolirlo
per costruire un nuovo impianto, rappresenterebbe uno sfregio alla
memoria del nostro calcio. La partita prende ritmo e intensità fin dalle prime battute.
La Juventus, in apertura, si mostra più decisa a prendere in mano
l’iniziativa. La squadra di Allegri, schierata con un 442 tradizionale,
si propone subito nella metà campo rossonera, favorita da un baricentro
tenuto qualche metro più avanti rispetto al solito grazie al lavoro
soprattutto di Rabiot e Bremer, costanti nel portare subito pressione
contro i portatori di palla avversari. Nelle fasi iniziali della gara, la Juventus desta una buona impressione.
Palla al piede, la squadra di Allegri cerca in maniera prevalente
l’apertura sulla destra per Cuadrado oppure la verticalizzazione diretta
sui due attaccanti. Arriva proprio dalla zona del colombiano la prima
occasione della partita, vanificata dall’egoismo dello stesso Cuadrado
che, da posizione defilata, in situazione di superiorità numerica,
preferisce concludere verso la porta nonostante la presenza in area di
Vlahovic, Milik, Locatelli e Kostic contro i soli Tomori e Kalulu. Il
tiro si perde sul fondo. Ancora una volta l’ostinazione e la
testardaggine che ormai sembrano accompagnare il giocatore colombiano
nel finale di carriera, lo portano a penalizzare la squadra cercando la
rete personale dopo una vita spesa a mandare in porta chiunque. La
Juventus però sembra essere ben presente nella partita. In avanti Milik e
Vlahovic mostrano i segni di un’intesa in crescita. Un velo del
centravanti serbo, favorisce il controllo di Milik che si gira e calcia
verso la porta. La conclusione troppo centrale viene contenuta senza
particolari problemi da Tatarusanu.
La regia di Dazn coglie l’occasione offerta da una delle rare pause di
una partita molto veloce per proporre un primo piano della dirigenza
bianconera schierata al completo in tribuna. Dopo un avvio di gara in cui la Juventus tutto sommato non era
dispiaciuta, quando il cronometro è ormai a ridosso del ventesimo
minuto, momento che sta diventando un costante spartiacque nella
stagione bianconera, la squadra di Allegri comincia a perdere brillantezza e di conseguenza intensità e lucida.
Un Milan apparso fino a quel momento addirittura timido, inizia a
mostrarsi dalle parti di Szczesny. E lo fa in maniera pericolosa. Dagli
sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Tonali, Leao con un tocco di
tacco scheggia la base del palo. La Juventus mostra i primi segni di una difficoltà crescente. La squadra
bianconera continua a difendersi in maniera tutto sommato ordinata, ma
trasmette in un modo divenuto fin troppo inquietante la sensazione di
una forte improvvisazione quando si trova con il pallone dai piedi. Gli
errori nelle scelte e nell’esecuzione dei passaggi si moltiplicano.
Locatelli e Kostic risultano in particolar modo gli elementi
maggiormente in difficoltà dello scacchiere allegriano. Nonostante
l’indiscutibile impegno da parte di entrambi, lasciano la sensazione di
soffrire molto la pressione portata adesso dai giocatori rossoneri con
grande decisione e continuità. L’esterno serbo in particolare si rende
protagonista di una serie di tocchi sbagliati che, di fatto, vanificano
quasi tutti i momenti di gioco in cui la squadra passa dalle sue parti.
Che la Juventus manchi di un qualsiasi tipo di organizzazione di gioco
ormai appare sempre più evidente. La manovra bianconera si perde in una
serie di passaggi orizzontali o arretrati che finiscono nel vicolo cieco
del tentativo di apertura da una parte all’altra del campo. Giocata che
ha la costante di scavalcare ogni volta il ricevitore designato e
perdersi in fallo laterale. Szczesny, un paio di volte, ed anche Bonucci
regalano in più occasioni la palla agli spettatori della tribuna
arancio. Mentre il tifoso davanti alla tv inizia a rassegnarsi
all’evidenza di una serata molto complicata per i colori bianconeri, il
Milan prende in mano la partita e si rende pericoloso con sempre
maggiore insistenza. Leao viaggia ad un passo diverso da tutti
gli altri. Quando è da poco trascorsa la mezz’ora di gioco, il
portoghese riceve palla appena fuori dall’area e, sfruttando il tempo e
lo spazio concessi dalla chiusura in ritardo di Locatelli, lascia
partire un destro improvviso che si spegne contro la base del palo alla
sinistra del portiere. I minuti passano e, mentre il Milan sembra
gestire tranquillamente il gioco, la sensazione che la Juventus non
troverà la via della rete e finirà con il perdere la partita avanza in
maniera sempre più inquietante. Il gol del Milan, che iniziava ad essere
già da qualche minuto un’eventualità tutt’altro che remota, arriva nel
recupero del primo tempo. Da una situazione di mischia generata da un
calcio d’angolo (concesso dopo un contrasto tra Theo Hernandez e
Cuadrado sul quale forse il direttore di gara Orsato avrebbe potuto
fischiare un fallo contro il francese), Tomori trova il rimpallo giusto e
da distanza ravvicinata batte Szczesny. Il Milan passa in vantaggio.
San Siro esulta. Le telecamere di Dazn inquadrano due signori vestiti
con le maglie delle due squadre. Le espressioni dei volti riassumono al
meglio due stati d’animo decisamente contrastanti.
La Juventus non gioca e ha nelle gambe non più di venti minuti di buon ritmo prima di spegnersi.
La Juventus non crea occasioni e non trasmette mai la sensazione di poter segnare.
La Juventus non sta facendo nessun percorso di costruzione ma continua a
bruciare patrimonio tecnico ed economico immolandosi sull'altare di un
uomo che non ha più nulla da offrire, eccezion fatta per qualche banale
battuta in conferenza stampa.
L’umore degli amici che accompagnano l'intervallo con i loro messaggi,
non contribuisce a migliorare il suo. La Juventus è poca cosa.
Sufficiente per battere squadre come Bologna e Maccabi (e nemmeno
sempre), modesta quando il livello si alza.
Al rientro dagli spogliatoi, Allegri presenta subito una novità nello schieramento bianconero.
Lascia il campo Cuadrado, giocatore ormai arrivato a fine corsa e per
il quale non andrebbe presa in considerazione nessuna possibilità di
prolungare il contratto in scadenza. McKennie prende il suo posto. Il
442 allegriano torna ibrido, con un mediano schierato sulla fascia. La
sostanza non cambia. Dopo una buona incursione di Danilo, vanificata da
un cross completamente sballato, e un tiro di Leao finito poco al di
sopra della traversa, il Milan colpisce ancora. Un errore di Vlahovic
apre il campo alla ripartenza di Diaz. Il fantasista parte in velocità,
salta secco Bonucci (che non riesce neppure a tentare di fare un fallo) e
si invola verso la porta. Entrato in area, batte Szczesny regalando ai
padroni di casa il raddoppio. Per la Juventus cala la notte. Nonostante
il tempo per tentare una rimonta non mancherebbe, la squadra di Allegri
non offre alcun margine di speranza ai suoi tifosi. La squadra fatica a
mettere in fila tre passaggi in avanti e non costruisce occasioni da
rete. Come si può pensare che possa segnare due gol? Con la consapevolezza dettata dalla rassegnazione che quanto sta
avvenendo in questa stagione altro non è che il naturale prosieguo del
nulla proposto da Allegri fin dal momento del suo sciagurato ritorno, il
tifoso davanti alla tv assiste con l’animo spento all’ultima mezz’ora
di gara. La sedia non sembra più neppure troppo scomoda, tanta è
l’apatia con la quale assiste al resto della gara. Non riesce a
riconoscere la Juventus in quelle undici maglie bianconere che si
muovono a caso sul terreno di gioco di San Siro.
Allegri prova a raddrizzare il destino ormai segnato della partita
proponendo altre due sostituzioni. Miretti e Paredes entrano in campo al
posto di Kostic e Locatelli, entrambi autori di una prestazione
negativa. Cambia anche Pioli che nel giro di pochi minuti manda in campo
Krunic, Rebic e De Ketelaere al posto di Pobega, Giroud e Diaz. Nella parte centrale della ripresa, il Milan gira al doppio della velocità della Juventus.
I giocatori bianconeri vengono addirittura sopraffatti sotto l’aspetto
fisico. La sensazione è che gli uomini di Allegri vengano rimbalzati via
nei contrasti senza arrecare il minimo disturbo agli avversari. Il
Milan potrebbe segnare ancora. De Ketelaere libera Theo Hernandez in
area di rigore. Il terzino evita l’uscita di Szczesny ma, da posizione
defilata, preferisce tentare un complicato pallonetto piuttosto che
servire Rebic libero in area. Della Juventus non rimangono che piccoli cenni sparsi nei novanta minuti.
Miretti sembra il giocatore più di tutti disposto ad assumersi l’onere
di prendere per mano la squadra. Il giovane centrocampista si mostra
molto propositivo, cercando con insistenza il pallone per impostare la
manovra. Commette degli errori ma quando calcia il pallone, questo
viaggia con una pulizia e una velocità che è prerogativa di pochi. I
bianconeri si presentano alla conclusione, per la prima volta nella
ripresa, quando mancano meno di venti minuti al termine. Il cross di
Danilo dalla destra trova Milik in area di rigore. Il colpo di testa del
polacco, da posizione favorevole, somiglia più ad un passaggio verso
Tatarusanu che ad un tiro. Le ultime mosse di Allegri vedono l’ingresso
prima di Kean e poi di Soulé al posto di Vlahovic e di Rabiot.
L’attaccante appena entrato si rende subito pericoloso. Riceve palla
sulla sinistra, scambia con Miretti e taglia verso l’area. Chiede e
ottiene triangolo da Milik, quindi, al momento di battere a rete,
subisce il recupero di Kalulu che chiude in angolo. Un buono spunto per
Kean, entrato in maniera seria nella partita, purtroppo non premiato
dalla rete. Prima della fine, la regia di Dazn offre una nuova
inquadratura della dirigenza bianconera. Il posto tra Cherubini e Nedved
adesso è vuoto. Arrivabene non c’è più. Il tifoso non può fare a meno
di sperare che sia andato in qualche ufficio a preparare l’esonero di
Max.
Nei minuti conclusivi c’è ancora spazio per Kean che
dalla distanza chiama Tatarusanu alla deviazione in angolo, quindi
Origi, appena subentrato a Leao, in ripartenza brucia Bonucci nello
scatto, ma arrivato a tu per tu con Szczesny, si fa chiudere lo specchio
della porta dall’estremo difensore polacco. E’ l’ultima emozione di una
partita amara per i colori bianconeri.
Dopo quattro minuti di recupero arriva finalmente il triplice fischio da parte di Orsato. Vince il Milan e lo fa in una maniera più netta di quanto non dica il risultato finale.
Per la Juventus torna il buio. Ci eravamo chiesti che
valore avessero le due vittorie ottenute contro Bologna e Maccabi Haifa.
La risposta l’abbiamo avuta a San Siro. Nessuno.
Il tifoso lascia la scomoda sedia avvolto da una serena rassegnazione.
Non è arrabbiato ma addirittura indifferente a quanto appena accaduto a
San Siro. Sembrano così lontani i tempi in cui una sconfitta della
Juventus aveva il potere di rovinare il resto della serata e, nella
maggior parte dei casi, anche il giorno successivo.
Questa squadra manca di un’anima, manca di una guida, manca di idee.
Lo sfacelo in casa bianconera è profondo e non risolvibile senza cambiamenti radicali. E fanno sorridere gli ultimi strenui difensori di Max che,
come il giapponese che continuava a combattere una guerra perduta, sui
social si affannano a difendere il loro vate, al quale sembrano essere
più legati che alla Juventus stessa. Minacciano chiunque osi criticare
il tecnico di non salire poi sul suo carro al termine della stagione.
Non si sono resi conto che il carro di Max è andato a schiantarsi già alla prima curva.
Non c’è più niente. Soltanto macerie.
PAGELLE
SZCZESNY 5,5 Poche responsabilità sulle reti subite, Tomori e
Diaz lo battono da distanza ravvicinata. Sbaglia tanto quando deve
giocare con i piedi. Il non gioco della Juventus lo costringe a cercare
troppe volte l’apertura per l’esterno. La palla finisce regolarmente in
fallo laterale.
DANILO 5,5 La personalità non manca. E’ la precisione
negli appoggi ad abbandonarlo nella serata milanese. Come i suoi
compagni, incappa in una serie di errori di passaggio che compromettono
una manovra già di per sé priva di fluidità.
BREMER 6 Dei quattro della difesa è quello che forse
offre la prestazione migliore. Aggressivo in marcatura, tenta in un paio
di occasioni di portare il pallone nella metà campo avversaria senza
ricevere supporto dai compagni.
BONUCCI 5 Brutto il modo con il quale Diaz, in
occasione del secondo gol, e Origi, nel finale, lo superano quasi non ci
fosse. Una partita difficile anche dal punto di vista
dell'impostazione. Sbaglia alcune aperture come raramente gli accade.
ALEX SANDRO 5,5 In fase difensiva tutto sommato non
sfigura. Si vede troppo poco in appoggio alla manovra d’attacco. Non
supera quasi mai la metà campo.
CUADRADO 5 Avanzando con l’età inizia a mostrare una
certa tendenza ad ostinarsi nel tiro in porta anche da posizioni
complicate invece che cercare i compagni meglio piazzati. Vanifica per
egoismo una grande opportunità per la Juventus di passare in vantaggio.
Per il resto del primo tempo, regala il solito campionario di scelte
sbagliate fino all’inevitabile sostituzione all’intervallo.
(MCKENNIE 5,5 Prende il posto di Cuadrado sulla destra, in una posizione
nella quale il tecnico continua a schierarlo nonostante non sia il
ruolo ideale per esaltare le sue caratteristiche. Non lascia particolari
tracce del suo passaggio).
LOCATELLI 5 L’impegno non è in discussione. Sono le
qualità a lasciare spazio a più di qualche dubbio. Costantemente in
affanno, non trova mai la necessaria lucidità per completare le
iniziative. Parte anche benino ma si perde sempre a metà strada. Un paio
di passaggi nel vuoto anche per lui.
(PAREDES 5,5 Entra a partita ormai compromessa. Non si ricordano tracce del suo passaggio sul terreno di gioco).
RABIOT 6 Nella prima parte di gara domina fisicamente
in mezzo al campo. E’ uno dei pochi a mantenere lucidità quando la
squadra inizia a sbandare. Conferma di non essere lui il problema di
questa Juventus.
(Soulé 6 Pochi minuti nei quali riesce a produrre alcuni spunti interessanti).
KOSTIC 5 Si perde nell’ingorgo del centrocampo e non
riesce mai a trovare la giusta posizione in campo e una sua definizione
all’interno della partita. Sbaglia troppo, praticamente tutto, fino alla
sostituzione nel secondo tempo.
(Miretti 6 Ha la personalità per entrare a San Siro e provare a prendere
per mano una squadra completamente allo sbando. Commette qualche errore
ma le iniziative migliori partono da lui. Andrebbe tolto dalle mani di
Allegri prima che il nulla proposto dal nostro tecnico finisca per
normalizzare anche lui).
MILIK 5 Eccede nella ricerca del tocco di prima
intenzione quando magari la partita richiederebbe una maggiore lucidità
nella gestione del pallone. Nell’improvvisata manovra bianconera non
riesce ad accendere alcuna luce. Nel finale ha sulla testa il pallone
per riaprire la gare. Passa a Tatarusanu.
VLAHOVIC 5 Un avvio incoraggiante, nel quale si propone
come punto di riferimento verticale della manovra riuscendo a giocare
in maniera positiva molti palloni. A lungo andare viene sovrastato dai
difensori avversari. Si innervosisce e comincia a sbagliare appoggi.
Fatale il tentativo di apertura con il quale innesca la ripartenza di
Diaz che chiude la partita.
(KEAN 6,5 Entra a partita compromessa con grande concentrazione e gioca
in maniera seria. Protagonista di due buone iniziative nelle quali è
arrivato alla conclusione verso la porta)
ALLEGRI SV Nessun dubbio particolare sulle scelte
tattiche di formazione e sulle sostituzioni. Rimangono però due costanti
che la Juventus si porta dietro dall’inizio della sua gestione. La
scarsa condizione fisica, la squadra dopo venti minuti si spegne, e la
sensazione che la manovra sia lasciata all’improvvisazione. Aveva
promesso una grande partita. Non l’abbiamo vista. Non è il solo
responsabile e sarebbe sbagliato farlo passare per capro espiatorio, ma è
altrettanto evidente che lui, alla Juventus, non ha più nulla da
trasmettere. Tenerlo per forza rischia di costare più di un esonero che dopo ogni partita pare sempre più inevitabile.
La partita si mantiene sempre viva. L’arbitro Orsato
fischia pochissimo, favorendo uno scorrimento agile del gioco. Il Milan
prende sempre maggiore confidenza con il passare dei minuti. Come al
solito l’azione offensiva dei rossoneri passa lungo la fascia sinistra,
dove agiscono Theo Hernandez e Leao. E’ ancora il portoghese a
minacciare la porta bianconera con un tiro da posizione defilata sul
quale interviene la provvidenziale deviazione di Vlahovic, appostato
sulla traiettoria del pallone. I rossoneri vorrebbero il rigore per un
tocco con il braccio da parte dell’attaccante. Orsato, con chiari gesti,
fa cenno che non c’è irregolarità nell’intervento del giocatore serbo.
Sul gol milanista segnato da Tomori, il primo tempo si conclude. Il
tifoso lascia la scomoda sedia e inizia a girare per casa con aria
avvilita.
Carlo Tasciotti
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