Questo sabato, in occasione dell’undicesima giornata di campionato, la Fiorentina di Vincenzo Italiano ospiterà l’Inter al Franchi. Nelle ultime cinque gare in Serie A, i gigliati hanno rimediato tre sconfitte, un pareggio e una vittoria, eppure, al di là dei risultati non brillanti, hanno comunque prodotto un calcio di qualità, basato sul possesso palla veloce e su sovrapposizioni continue, in modo particolare sulle catene laterali, ovvero uno dei punti di forza di questa squadra.
Tra i principi tattici cari a Italiano, in fase di possesso notiamo la tendenza ad allargare il gioco per favorire la velocità degli attaccanti esterni e l’inserimento delle mezzali negli spazi centrali del campo. La Viola è comunque in grado di non offrire punti di riferimento agli avversari, questo grazie alle continue sovrapposizioni sulle corsie laterali, che vedono coinvolti i terzini, le mezzali e gli attaccanti esterni del 4-3-3. Il grande movimento sulle catene esterne è volto ad allargare l’ampiezza della difesa avversaria, favorendo così la fisicità in area del centravanti, che tende a muoversi molto per eludere le marcature.
A riguardo va sottolineato come, dopo l’addio di Vlahovic, la Fiorentina non abbia ancora trovato quel finalizzatore spietato in grado di concretizzare l’enorme mole di gioco prodotta. Sia Jovic che Cabral sono infatti apparsi in uno stato di forma discutibile, col serbo fermo a una sola rete in campionato e il brasiliano a quota zero. La scarsa vena realizzativa dei terminali offensivi limita fortemente l'intero impianto di gioco, che prevede un enorme dispendio di energie per portare un pressing asfissiante, ben distribuito su tre linee [Img.1-2]. In fase di non possesso, la prima intenzione di Italiano è infatti quella d’impedire il fraseggio avversario, esattamente come accaduto in occasione della sconfitta interna con la Lazio (0-4), gara che più di altre è in grado di mettere in evidenza pregi e difetti dei gigliati.
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La prima contromisura adottata da Sarri è stata quella di rinunciare consapevolmente al possesso e al gioco di fino, mantenendo i reparti corti e difendendo centralmente [Img.3], senza opporsi in pressione sulle fasce, rimanendo quindi con tutta la squadra ben appostata a presidiare l’area e la trequarti. In molte occasioni, la pressione dei viola è stata così intensa da costringere i biancocelesti a sfruttare le palle inattive per prendere campo sui lanci lunghi di Provedel [Img.4]. Sarri ha quindi rinunciato al fraseggio stretto, portando a casa i tre punti grazie ai calci piazzati e alle imbucate.
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Ma entriamo più nel vivo della tattica e concentriamoci sulle idee di gioco di Vincenzo Italiano, ovvero l’oggetto di questo umile lavoro. Come primo aspetto andiamo ad analizzare la fase di costruzione, che avviene dal basso (spesso col coinvolgimento del portiere nel giro palla), grazie alla qualità di Amrabat, il quale è solito scalare in difesa, causando l’avanzamento del difensore centrale destro (Milenkovic o Martinez Quarta), anch’egli molto attivo e abile nell’impostare [Img.5-6]. Superata la prima pressione avversaria, è quasi sempre Amrabat a smistare il pallone sulle fasce [Img.7], da dove, come detto in precedenza, ha origine la maggior parte delle azioni pericolose.
Il 4-3-3 di partenza varia molto nell’applicazione, divenendo un 2-5-3 in fase di possesso, col terzino sinistro molto largo e quello destro che tende a tagliare sul centro, per liberare lo spazio alla mezzala e all’attaccante esterno. Sulla sinistra, Biraghi tende a eseguire il cross da posizione molto avanzata ed è solito premiare l’inserimento della mezzala destra [Img.8].
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Sempre in fase di costruzione, merita attenzione l'operato di Martinez Quarta, giocatore dotato di una discreta tecnica e buona visione, in grado quindi di coadiuvare il centrocampista centrale nei compiti di regia [Img.9]. Grazie all'ausilio della lavagna tattica [Img.10], possiamo meglio apprezzare le doti tecniche del numero 28, in questo caso impegnato in un cambio di gioco sulla sinistra. In questa immagine prestiamo molta attenzione alla posizione dei terzini (dd-ds), che stringono al centro portandosi le marcature dei due attaccanti esterni della Lazio (ad-as) e liberando gli spazi A e B per l'inserimento degli esterni: Ikoné e Kouamé. Soluzione che si ripete con costanza specialmente a destra, con Dodo che tende ad accentrarsi per aiutare la squadra in fase di possesso e favorire il movimento del ccd (Bonaventura) verso la linea laterale [Img.11].
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L'accentramento del terzino destro ha poi un risvolto positivo anche in fase di copertura [Img.12], garantendo un presidio a centrocampo quando la squadra è molto alta e male posizionata. La Fiorentina tende infatti a chiudere l'avversario sugli ultimi 40 metri di campo (come accaduto contro la Juventus), concedendo così molti spazi in ripartenza [Img.13]. Spazi che la Lazio ha sfruttato in modo ottimale, come in occasione della rete di Luis Alberto, nata proprio da un lancio lungo che sorprende i difensori gigliati [Img.14].
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Italiano appartiene a quella stirpe di allenatori innamorati del possesso palla, ma non parliamo di una manovra paziente in stile tiki taka, al contrario, si tratta di un possesso fatto di scambi ad alta velocità e continui cambi di gioco, che hanno lo scopo di destabilizzare gli avversari, costringendoli a fare molto movimento e quindi a lasciare spazi liberi per i possibili inserimenti. Contro la Lazio, la Fiorentina ha mantenuto il controllo del gioco col 62% del possesso palla complessivo (67% nel secondo tempo), un dato che si è tradotto in 25 tentativi, di cui pochi realmente pericolosi. Come detto, questo è il principale limite della compagine allenata da Italiano: la mancanza di un centravanti in grado di mantenere la lucidità sottoporta. Jovic ha infatti avuto buone occasioni, ma è riuscito a sprecare palle oggettivamente facili [Img.15], dimostrando di non essere ancora all'altezza del suo predecessore.
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Il tentativo di mantenere il possesso si traduce sovente in giocate rischiose, all'indietro o in orizzontale. Possiamo notare come, specialmente sulla catena di destra, Ikoné e Dodo (rispettivamente ad e dd) vadano a cercare soluzioni non convenzionali, allo scopo di sorprendere l'opponente e ricercare il cambio di gioco rapido [Img.16-17]. Una soluzione che espone la squadra al pressing degli attaccanti e potrebbe rivelarsi un boomerang nella partita di sabato contro l'Inter. I nerazzurri, come dimostrato contro il Barcellona, hanno migliorato sensibilmente la fase di non possesso, specialmente grazie alla collaborazione tra attaccanti e mezzali, che si alternano nel portare il primo pressing.
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Un'altra criticità riguarda il calo fisico a cui la squadra va incontro nei secondi tempi. Ciò si verifica a causa del dispendioso lavoro in pressing, ovvero la principale arma difensiva di Italiano. Quando la squadra perde brillantezza fisica tende comunque a mantenere un baricentro molto alto, andando incontro alle imbucate degli avversari e costringendo i difensori a interventi rischiosi, spesso culminanti in sanzioni disciplinari, come accaduto in occasione delle trasferete col Bologna e col Basaksehir FK in Conference League.
Concludendo, nonostante la qualità del palleggio e dei movimenti senza palla, la Fiorentina è limitata dalle enormi (si presume temporane) difficoltà in fase di finalizzazione. Non a caso, in 10 di campionato, la squadra di Italiano è andata a rete solo in 8 occasioni, incassando invece 12 reti. Tuto sommato, la fedeltà all'impianto tattico, da un lato, produce un gioco collaudato e a tratti divertente, dall'altro lato, non tiene conto delle contromisure degli avversari, esponendo i viola a imbarcate clamorose, come in occasione della partita qui analizzata.
Nicola Murrali
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