Sono tanti i calciatori della Roma ai quali, in questi anni, mi sono molto legato sentimentalmente. Chi più, chi meno; Protagonista, comparsa o presenza, per pochi minuti o secondi, non m’importa perchè ha fatto parte di pagine meravigliose, giallorosse, della mia vita; Tanto per capirci e dissipare, come una bolla di sapone che si infrange al minimo contatto con un altro corpo, ogni ragionevole dubbio scrivo e ricordo quanto segue:
STEFANO DESIDERI
Ricordava,
fisicamente, il grande attore romano Carlo
Verdone nei tempi migliori, quelli di Borotalco;
“Un bel giorno senza dire niente a
nessuno me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiere
liberiana. Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che
cazzo trasportasse quella nave, ma forse un giorno lo capii: droga!”.
Stefano
Desideri - parliamo degli anni novanta - mi affascinava più di altri
calciatori, famosi, perché lui era dotato - come pochi altri suoi colleghi - di
un tiro volante con mezzo di propulsione autonoma. Mitico! Con la
maglia giallorossa, ben, cinque stagioni arricchite da 136 presenze; Stefano Desideri,
con circa ventiquattro Shkval, ha silurato una ventina di portieri avversari: niente male per il ragazzo classe 1965, romano di Roma, che di ruolo nasceva come mediano con
la maglia, gloriosa, numero sette sulle spalle. Soprannominato “Cicciobello”
a causa della sua corporatura robusta. Finì la sua carriera a giocare, mestamente,
in campetti di blasone minore come quelli dell’Internazionale di Milano. Non dovevi finire così in basso, Ciccio!
"Ti
voglio bene, tanto, Cicciobello, resterai per sempre nel mio cuore e in quello - come giocattolo - di
milioni di bambine italiane".
Formazione tipo nella stagione 1990-1991
Cervone,
Berthold, Aldair, Nela, Gerolin, Carboni, Salsano, Desideri, Giannini,
Rizzitelli, Voller (Allenatore: Ottavio Bianchi).
FRANCESCO MORIERO
Un
altro calciatore - sempre
giallorosso - al quale sono legato affettivamente è Francesco Moriero, per gli amici
semplicemente “Ciccio”, di ruolo centrocampista con licenza di
offendere perché simu
salentini de lu munnu cittadini!
Ciccio
è un salentino DOCG (Denominazione
di Origine Controllata e Garantita), al contrario dei focolai
d’indipendenza della Padania: c’avete
solo la nebbia DOC! c’avete
solo la nebbia DOC! c’avete
solo la nebbia DOC!
Calciatore
dotato di buona tecnica di base, un discreto dribbling ed eccellenti doti
acrobatiche: Francesco è stato protagonista e interprete della Roma di Sir.
Carletto Mazzone, quest’ultimo suo grande estimatore fin dai tempi di Cagliari,
costituendo con Fonseca,
Balbo
e Giannini una
delle trequarti romaniste più talentuosa di tutti i tempi. Se non avesse
fatto di professione il calciatore, probabilmente, Ciccio sarebbe
diventato uno “stuntman”
professionista da impiegare, come controfigura di Massimo Ciavarro,
durante le riprese del colossal: Sapore di Mare diretto dai fratelli
Vanzina. Mitici!
Formazione
tipo nella stagione 1994-1995
Cervone,
Aldair, Petruzzi, Lanna, Statuto, Moriero, Cappioli, Giannini, Balbo, Fonseca
(Allenatore: Sir. Carletto Mazzone)
Sono
tanti i calciatori della Magica che, per un motivo o un altro, hanno scritto
pagine, memorabili, della mia vita.
GIUSEPPE
GIANNINI
Sono diventato un tifoso romanista
perché illuminato da un ragazzo nato a Roma nel quartiere Trieste, dove il
padre Ermenegildo gestiva un bar.
Prima di continuare - per deformazione professionale
- il lettore deve essere, quantomeno, informato sulla mia natura sfortunata: il povero scrivente è cresciuto
in una Regione della Penisola Italica dove i residenti sono - in maggioranza e
ci mancherebbe altro…. - di fede juventina, interista e milanista. Destino
crudele il mio, voglio morireeeee!
Giuseppe
Giannini soprannominato il Principe per la sua grande eleganza nel gioco
del pallone. Nato a Roma, il 1964.
Il Principe è stato un calciatore fantastico, il mio capitano durante il
periodo dell’adolescenza, uno tra i calciatori italiani più forti della sua
epoca calcistica.
Azeglio Vicini, un vero signore di eleganza - ex tecnico della Nazionale
Italiana - stravedeva per lui tanto da consegnargli le chiavi del centrocampo di una
delle Nazionali più forti di tutti i tempi:
Zenga, Bergomi, Maldini, Ferri, Franco Baresi, De Napoli, Berti, Giannini,
Donadoni, Schillaci e Vialli.
In panchina, il bomber Andrea Carnevale, Roberto Mancini (gemello del
goal della Sampdoria dei miracoli) e un certo Roberto Baggio, il Divin Cordino.
Giuseppe Giannini
aveva un corpo perfetto. Era bello a vedersi sul rettangolo
verde di gioco; il suo corpo sembrava fatto di cera e di pongo.
Grande tecnica individuale e dotato di un cross millimetrico, a lunga gittata, uno
stop della palla sensazionale ed eccellente visione di gioco. Un discreto
finalizzatore e un’eccellente assist man. Opera d'arte visiva bidimensionale,
un affresco di Raffaello che si colloca nel periodo storico compreso tra i
primi anni ‘80 e la fine di quelli ‘90.
Giuseppe Giannini è stato per un decennio il primo ballerino dell’Olimpico:
l’Étoile di Roma.
Un ingrato Franco Sensi -
quella buonanima scudettata del grande Presidente giallorosso - mise
ingiustamente una croce sopra sul forte trequartista romano che avrebbe
meritato di concludere la sua carriera gloriosa con i colori della sua città. Purtroppo,
il troppo amore è capace, anche, di uccidere quello che si è amato, fino, alla
follia. Detto questo, a distanza di anni, non c’è banda del Paese a ricordarmi quando, purtroppo,
sono morto dentro di nostalgia per l’addio di Giuseppe Giannini alla Roma.
Arsenico17
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