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Simone Inzaghi e l'esilio dorato: "tra applausi, silenzi e ingratitudine"!

  Simone Inzaghi, nel silenzio più totale dopo quattro anni intensi, ha lasciato l’Inter. Lo ha fatto pochi giorni dopo una clamorosa e inspiegabile sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League contro il PSG, come se la sua squadra non fosse mai realmente scesa in campo. E questo, dopo aver eliminato in semifinale uno dei Barcellona più forti degli ultimi dieci anni, con una prestazione tatticamente perfetta e con quel pizzico di coraggio e fortuna che nel calcio non guastano mai. Il crollo finale, soprattutto in campionato e inspiegabilmente nella partita più importante dell’anno, è stato fatale, ma anche profondamente amaro. Eppure, i Mass media e parte della tifoseria non hanno avuto nessun dubbo: da allenatore in ascesa del calcio europeo a tecnico sopravvalutato e fortunato, il passaggio è stato fulmineo. Inzaghi è stato screditato in fretta e con superficialità, come spesso accade nel nostro Paese quando qualcuno decide di intraprendere strade diverse e quando non ...

Giuseppe Giannini, il primo ballerino dell’Olimpico (l’Étoile di Roma).


Sono tanti i calciatori della Roma ai quali, in questi anni, mi sono molto legato sentimentalmente. Chi più, chi meno; Protagonista, comparsa o presenza, per pochi minuti o secondi, non m’importa perchè ha fatto parte di pagine meravigliose, giallorosse, della mia vita; Tanto per capirci e dissipare, come una bolla di sapone che si infrange al minimo contatto con un altro corpo, ogni ragionevole dubbio scrivo e ricordo quanto segue:
 
STEFANO DESIDERI
 
Ricordava, fisicamente, il grande attore romano Carlo Verdone nei tempi migliori, quelli di Borotalco;
 
Un bel giorno senza dire niente a nessuno me ne andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiere liberiana. Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che cazzo trasportasse quella nave, ma forse un giorno lo capii: droga!”.
 
Stefano Desideri - parliamo degli anni novanta - mi affascinava più di altri calciatori, famosi, perché lui era dotato - come pochi altri suoi colleghi - di un tiro volante con mezzo di propulsione autonoma. Mitico! Con la maglia giallorossa, ben, cinque stagioni arricchite da 136 presenze; Stefano Desideri, con circa ventiquattro Shkval, ha silurato una ventina di portieri avversari: niente male per il ragazzo classe 1965, romano di Roma, che di ruolo nasceva come mediano con la maglia, gloriosa, numero sette sulle spalle. Soprannominato “Cicciobello” a causa della sua corporatura robusta. Finì la sua carriera a giocare, mestamente, in campetti di blasone minore come quelli dell’Internazionale di Milano. Non dovevi finire così in basso, Ciccio!
 
"Ti voglio bene, tanto, Cicciobello, resterai per sempre nel mio cuore e in quello - come giocattolo - di milioni di bambine italiane". 
 
Formazione tipo nella stagione 1990-1991
Cervone, Berthold, Aldair, Nela, Gerolin, Carboni, Salsano, Desideri, Giannini, Rizzitelli, Voller (Allenatore: Ottavio Bianchi). 
 
FRANCESCO MORIERO 
 
Un altro calciatore - sempre giallorosso - al quale sono legato affettivamente è Francesco Moriero, per gli amici semplicemente “Ciccio”, di ruolo centrocampista con licenza di offendere perché simu salentini de lu munnu cittadini!
Ciccio è un salentino DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), al contrario dei focolai d’indipendenza della Padania: c’avete solo la nebbia DOC! c’avete solo la nebbia DOC! c’avete solo la nebbia DOC!
 
Calciatore dotato di buona tecnica di base, un discreto dribbling ed eccellenti doti acrobatiche: Francesco è stato protagonista e interprete della Roma di Sir. Carletto Mazzone, quest’ultimo suo grande estimatore fin dai tempi di Cagliari, costituendo con Fonseca, Balbo e Giannini una delle trequarti romaniste più talentuosa di tutti i tempi.  Se non avesse fatto di professione il calciatore, probabilmente, Ciccio sarebbe diventato uno “stuntman” professionista da impiegare, come controfigura di Massimo Ciavarro, durante le riprese del colossal: Sapore di Mare diretto dai fratelli Vanzina. Mitici!
 
Formazione tipo nella stagione 1994-1995
Cervone, Aldair, Petruzzi, Lanna, Statuto, Moriero, Cappioli, Giannini, Balbo, Fonseca (Allenatore: Sir. Carletto Mazzone)
 
Sono tanti i calciatori della Magica che, per un motivo o un altro, hanno scritto pagine, memorabili, della mia vita.
 
GIUSEPPE GIANNINI
 
Sono diventato un tifoso romanista perché illuminato da un ragazzo nato a Roma nel quartiere Trieste, dove il padre Ermenegildo gestiva un bar.
Prima di continuare - per deformazione professionale - il lettore deve essere, quantomeno, informato sulla mia natura sfortunata: il povero scrivente è cresciuto in una Regione della Penisola Italica dove i residenti sono - in maggioranza e ci mancherebbe altro…. - di fede juventina, interista e milanista. Destino crudele il mio, voglio morireeeee!  
Giuseppe Giannini soprannominato il Principe per la sua grande eleganza nel gioco del palloneNato a Roma, il 1964. Il Principe è stato un calciatore fantastico, il mio capitano durante il periodo dell’adolescenza, uno tra i calciatori italiani più forti della sua epoca calcistica. 
Azeglio Vicini, un vero signore di eleganza - ex tecnico della Nazionale Italiana - stravedeva per lui tanto da consegnargli le chiavi del centrocampo di una delle Nazionali più forti di tutti i tempi:
Zenga, Bergomi, Maldini, Ferri, Franco Baresi, De Napoli, Berti, Giannini, Donadoni, Schillaci e Vialli.
In panchina, il bomber Andrea Carnevale, Roberto Mancini (gemello del goal della Sampdoria dei miracoli) e un certo Roberto Baggio, il Divin Cordino.  
Giuseppe Giannini aveva un corpo perfetto. Era bello a vedersi sul rettangolo verde di gioco; il suo corpo sembrava fatto di cera e di pongo.
Grande tecnica individuale e dotato di un cross millimetrico, a lunga gittata, uno stop della palla sensazionale ed eccellente visione di gioco. Un discreto finalizzatore e un’eccellente assist man. Opera d'arte visiva bidimensionale, un affresco di Raffaello che si colloca nel periodo storico compreso tra i primi anni ‘80 e la fine di quelli ‘90.
Giuseppe Giannini è stato per un decennio il primo ballerino dell’Olimpico: l’Étoile di Roma.  
Un ingrato Franco Sensi - quella buonanima scudettata del grande Presidente giallorosso - mise ingiustamente una croce sopra sul forte trequartista romano che avrebbe meritato di concludere la sua carriera gloriosa con i colori della sua città. Purtroppo, il troppo amore è capace, anche, di uccidere quello che si è amato, fino, alla follia. Detto questo, a distanza di anni, non c’è banda del Paese a ricordarmi quando, purtroppo, sono morto dentro di nostalgia per l’addio di Giuseppe Giannini alla Roma.

Arsenico17 

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