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Simone Inzaghi e l'esilio dorato: "tra applausi, silenzi e ingratitudine"!

  Simone Inzaghi, nel silenzio più totale dopo quattro anni intensi, ha lasciato l’Inter. Lo ha fatto pochi giorni dopo una clamorosa e inspiegabile sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League contro il PSG, come se la sua squadra non fosse mai realmente scesa in campo. E questo, dopo aver eliminato in semifinale uno dei Barcellona più forti degli ultimi dieci anni, con una prestazione tatticamente perfetta e con quel pizzico di coraggio e fortuna che nel calcio non guastano mai. Il crollo finale, soprattutto in campionato e inspiegabilmente nella partita più importante dell’anno, è stato fatale, ma anche profondamente amaro. Eppure, i Mass media e parte della tifoseria non hanno avuto nessun dubbo: da allenatore in ascesa del calcio europeo a tecnico sopravvalutato e fortunato, il passaggio è stato fulmineo. Inzaghi è stato screditato in fretta e con superficialità, come spesso accade nel nostro Paese quando qualcuno decide di intraprendere strade diverse e quando non ...

Chi è stato più forte tra Maradona e Messi?



Tra club e Nazionale, Messi mette in bacheca il 42° trofeo della sua lunga e strepitosa carriera. Numeri spaventosi per l’argentino neocampione del Mondo. C’è poco da aggiungere in merito. Una carrellata di titoli a certificare una carriera incredibile, molto probabilmente, irripetibile per qualsiasi altro calciatore sulla faccia della terra. Lionel Messi il marziano o il cannibale. Fate voi, affibbiateci la definizione che meglio preferite. Dieci volte campione della Liga col Barcellona del fuoriclasse Iniesta, 8 Supercoppe di Spagna, 7 coppe del Re, 4 Champions League, 3 Supercoppe Europee, 3 mondiali per club, 1 Ligue e Supercoppa francese, 1 Mondiale U20, 1 Oro Olimpico a Pechino, 1 Copa America e, infine, la ciliegina sulla torta: il Mondiale in Qatar.

Eppure, incurante del palmares dell’argentino fresco campione del mondo, un noto attore napoletano ha cinguettato, divertito, dal suo profilo Twitter con tanto di spunta ufficiale tirata a lucido per la lieta novella: “Always #D10S”. Un riferimento esplicito al grande Diego Armando Maradona. Un attestato di stima assoluto - da tifoso partenopeo nostalgico - per un grandissimo campione che ha fatto la storia del calcio italiano e mondiale. Fino a questo momento, nulla da obiettare al noto e bravissimo attore napoletano, conosciuto al grande pubblico per la serie Gomorra.

Anzi, solo, benevolenza nei suoi riguardi. Diego vivrà, per sempre, nei cuori di chi ha amato il calcio, indipendentemente, dalla fede calcistica professata. È giustissimo, sacrosanto, dedicare la vittoria mondiale dell’Argentina all’ex calciatore, idolo, della Nazionale Argentina e bandiera del Napoli.

Ma urge, al fine di procedere allo step successivo, fare subito una doverosa premessa che vi sottoporrò sottoforma di una tiepida domanda: per parlare di Maradona devi essere, necessariamente, tifoso del Napoli o dell’Argentina? Mi spiego meglio onde evitare stucchevoli fraintendimenti tipici del mondo liberale dei social media. Per discutere di Diego bisogna avere una sorta di tessera fedeltà, tipo quella dei supermercati? Quando arrivi a 3000 punti, allora, scatta il premio fedeltà? Ok, adesso, puoi parlare di Diego. Non credo proprio o meglio, un tale ragionamento farebbe acqua da tutte le parti. Altro che Titanic. La barca andrebbe subito a fondo nel giro di pochi secondi.

Quindi, la prima doverosa precisazione da fare - per spegnere subito i primi focolai di ribellione della forte e gremita resistenza napoletana - è la seguente: Diego Armando Maradona è un patrimonio dell’umanità calcistica. L’arte non appartiene a nessuno, nemmeno all’autore dell’opera. Diego Armando Maradona è arte allo stato puro, non può essere classificato come un semplice calciatore.

Diego Armando Maradona, poi, non è di proprietà esclusiva di Napoli. Tutt’al più lo è dell’Argentina, la sua patria d’origine. Sangue del suo stesso sangue.

Detto questo, purtroppo, il bravo attore napoletano non si è limitato all’esplicitazione di una pura e cruda ammirazione calcistica della mano de Dios. È andato, ben, oltre i confini dell’intelletto e della dialettica con costrutto - facendola fuori dal vaso come direbbero i grandi scrittori in gergo letterario - insinuando con una foto, in allegato al suo cinguettio - in verità più simile a un suono stridulo e fastidioso di un campanaccio appeso al collo di un animale al pascolo - un dubbio atroce per chiunque avesse di sfuggita - purtroppo - visto sulla sua bacheca quello sfregio fatto, nientedimeno, a sua maestà Lionel Messi. Un fotomontaggio squallido e di cattivo gusto. Chi lo ha fatto andrebbe punito con 10 frustrate, come minimo. Messi col capo chino che si accinge a pulire le scarpe a Diego Armando Maradona. Blasfemia allo stato puro.

Quindi? Non me ne vogliano i cari amici napoletani. In guerra tutto è lecito - a questo punto avvalendosi del sacrosanto diritto di lesa maestà - domandomi in questa sede chi è stato più forte tra i due super campioni argentini, Maradona o Messi?

Se confrontassimo i titoli Messi in bacheca da Lionel non c’è assolutamente partita. La pulce batte 10 a 0 il Pibe de Oro o D10S. Quindi possiamo dire che i parametri oggettivi sono tutti a favore di Messi. Inoltre, per valutare un processo si utilizzano una serie di KPI. Le parole in questo step valgono meno di zero.

Ma il calcio non è un processo o meglio, essendo uno sport di squadra, non può essere standardizzato e, quindi, valutato soltanto attraverso una serie di freddi e statistici key performance indicator. Nel calcio chi vince non ha sempre ragione. La storia del calcio è piena di mezzi calciatori che hanno vinto trofei molto importanti.   

Nel calcio c’è, anche, la componente umana da non sottovalutare affatto; Ma non soltanto, anche, quella prettamente tecnica. Entrambi, però, sono parametri soggettivi perché chiedendo a un campione di dieci persone chi è più forte tra Diego e Messi, alla fine, avremo una valutazione sempre soggettiva e, comunque, parziale.  

Sfatiamo un altro mito: Maradona non ha giocato in squadre deboli o scarse - come sottolineato goffamente dall'Oracolo di Bari Vecchia - perché, semplicemente, trattasti di uno sport di squadra; Il mio è un ragionamento logico, mettendo da parte i sentimenti. Possiamo parlare di Diego in termini di valore aggiunto dell'Argentina - un grande, grandissimo - ma non come l'unico calciatore determinante della rosa albiceleste. In realtà, questo discorso vale per chiunque. Durante il Mondiale del '90, nella semifinale persa contro l'Argentina, in attacco l'Italia di Vicini aveva Vialli, Schillaci, Serena e Roberto Baggio. Un certo Mancini in panchina. A centrocampo c'erano Giannini e Donadoni. In difesa Ferri e Bergomi. In porta, uno dei migliori portieri italiani di tutti i tempi, un certo Walter Zenga. Non scherziamo, ragazzi. Maradona non ha vinto da solo contro quella buonissima Italia. 
L'Argentina era scarsa? Allora, lo erano pure gli italiani e questo non è assolutamente vero. Lo stesso discorso è applicabile nell'epopea calcistica di Maradona a Napoli. Gli avversari di Maradona si chiamavano Rumenigge, Zico, Platini, Conti, Gullit, Van Basten, etc. etc. Nel calcio si gioca in 11 e Maradona non giocava in porta. C'era Claudio Garella che se la doveva vedere con attaccanti di grande livello. 

Interessante è l’osservazione fatta da un collega blogger che scrive per il blog di SpaceSerieA.   

Maradona era una sorta di Mosè che apriva le acque, un profeta che dava speranza al popolo. Al contrario, Messi è il simbolo del potere. Un osservazione molto interessante e pertinente, sicuramente, ben centrata sull’argomento. 

Però, devo essere sincero, anche questa acuta e introspettiva osservazione non mi convince totalmente. Ma io sono nato dubbioso e malfidato.

Siamo sicuri che lei è mia madre? Sono state le mie prime parole.

La comunicazione è un processo di trasmissione dell’informazione molto complesso, sicuramente, in grado di influenzare le masse verso un obiettivo prefissato da un potere, spesso, occulto che ragiona in modo diametralmente opposto al pensiero comune. Ad esempio, 2+2 = 5 è una locuzione latina utilizzata prevalentemente in ambito letterario per indicare una qualsiasi teoria atta a negare qualcosa di altrimenti inconfutabile ed evidente. Ce ne ha parlato il grande scrittore britannico, George Orwell nel suo capolavoro 1984.

Quindi, signori e signore, seguendo questo filone arrivo a citare persino il testo di una canzone famosissima, scritta da un figlio di Napoli e nella fattispecie il cantautore napoletano, Pino Daniele.

“Na' tazzulella e' cafè e mai niente cè fanno sapè nui cè puzzammo e famme, o sanno tutte quante e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè”.

Canzone cantata dalle masse, senza aver percepito il significato profondo.

Dove voglio arrivare? Semplice! Da un punto di vista oggettivo, sono stato chiaro e mi sono proteso assolutamente a favore di Messi. Per lo scrivente, Messi ha dimostrato di essere, nettamente, superiore a Maradona.

Da un punto di vista soggettivo la valutazione non può essere fatta. Quindi non mi è possibile definire chi è stato più forte tra i due grandi numeri dieci argentini.

Inoltre, fate molta attenzione a creare un falso mito intorno alla figura storica di Diego Armando Maradona.

Maradona non è stato, come tutti dicono o pensano, un uomo antisistema o l’anticonformista per eccellenza. Maradona è stato anch’egli, suo malgrado e inconsapevolmente, uno strumento subdolo del potere (la vittima sacrificale). La classica tazzulella e' cafè….. come direbbe il grande Pino Daniele.

Maradona e Messi sono le due facce della stessa medaglia. Un potere occulto e sadico, anche nello sport, che gioca facile per raggiungere gli obiettivi da esso prefissati, facendo leva sul sentimento più antico dell’uomo: La paura della morte e la necessità di credere in qualcosa di superiore. Oserei dire divino, ma con profonde radici pagane.

Chi è stato più forte tra Maradona e Messi? Bella domanda, adesso, a voi la risposta.

Per quanto mi riguarda, tutti gli uomini hanno bisogno di credere nel proprio Personal Jesus. Per fortuna, io sono ateo.

Note: 

L’arte non appartiene a nessuno, nemmeno all’autore dell’opera stessa. In fondo tutti noi potremmo essere definiti alla stregua degli artisti col volto nascosto da una maschera di cera, pagliacci senza arte né parte. Cali nuovamente il sipario sull’artista o presunto tale. È nuovamente giunto il giorno, il sole splende alto sul cielo di Napoli. Dalla notte, appena passata, rimarrà soltanto il freddo, il gelo e l’ennesima opera incompiuta dell’artista o presunto tale. Il lettore e lo scrittore, entrambi facce della stessa medaglia.

Grazie, per aver letto, il mio ultimo pezzo: Chi è più forte tra Messi e Maradona?

Foto: https://pixabay.com/it/illustrations/maradona-diego-argentina-7214336/


Arsenico17

Commenti

  1. Io sono milanista dico Diego sempre che ha giocato in una epoca

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  2. Dico Diego giocò in un'epoca dove c'era difese difficile da superare fu picchiato da tutti Tecnics infinita con Pelé sono stati i piu forti. Alltime Messi è un fuoriclasse di questa epoca dove il calcio è peggiore e difese indebolite infatti si segna di piu..Diego fu un trascinatore calcistico e fuori dal calcio difese i giocatori contro la FIFA denuncio ma fu fatto fuori.

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    1. Messi avrebbe fatto la differenza in qualsiasi epoca.

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  3. Ps Diego fece 2 finali mondiali Messi no i trofei vinti non sono vinti personalmente ma di squadra. Diego ha vinto con il Napoli 2 scudetti Messi con il Barcellona e Psg e

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