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Simone Inzaghi e l'esilio dorato: "tra applausi, silenzi e ingratitudine"!

  Simone Inzaghi, nel silenzio più totale dopo quattro anni intensi, ha lasciato l’Inter. Lo ha fatto pochi giorni dopo una clamorosa e inspiegabile sconfitta per 5-0 nella finale di Champions League contro il PSG, come se la sua squadra non fosse mai realmente scesa in campo. E questo, dopo aver eliminato in semifinale uno dei Barcellona più forti degli ultimi dieci anni, con una prestazione tatticamente perfetta e con quel pizzico di coraggio e fortuna che nel calcio non guastano mai. Il crollo finale, soprattutto in campionato e inspiegabilmente nella partita più importante dell’anno, è stato fatale, ma anche profondamente amaro. Eppure, i Mass media e parte della tifoseria non hanno avuto nessun dubbo: da allenatore in ascesa del calcio europeo a tecnico sopravvalutato e fortunato, il passaggio è stato fulmineo. Inzaghi è stato screditato in fretta e con superficialità, come spesso accade nel nostro Paese quando qualcuno decide di intraprendere strade diverse e quando non ...

Adriano Leite Ribeiro, l'ultimo imperatore del calcio


Adriano Leite Ribeiro è stato l’ultimo, grande, imperatore del calcio mondiale. Noto al grande pubblico, semplicemente, come Adriano - da non confondersi col famoso Re dell’impero romano - nasce a Rio de Janeiro il 17 febbraio 1982. E’ un’infanzia difficile - un’esistenza complessa - quella del forte attaccante brasiliano. Cresciuto tra la polvere appiccicosa - quella che non va via vita natural durante e a volte si ripresenta a chiedere il conto - della favela di Vila Cruzeiro, dove i primi residenti erano schiavi neri in fuga dalle colonie, nel quartiere di Penha a Rio de Janeiro. Un luogo dimenticato da DIO, un terreno fertile per il narcotraffico, una delle aree più indigenti e violente della città brasiliana. Per fortuna, il destino del giovane ragazzino non è stato, ancora, scritto nelle stelle luminose tra la vastità infinita del firmamento dell’universo; il potere dello sport riabilitante nonostante lo status sociale e la vita difficile della Favela - solo raramente chi è più meritevole ce la fa - c’è il calcio nel futuro del talentuoso ragazzino brasiliano, prima quello nobile di strada e poi quello della squadra della comunità “Ordine e Progresso”. Al giovane ragazzino brasiliano è dato affettuosamente il soprannome di “Ragazzo dei popcorn” perché durante le partite è solito mangiare a bordocampo, richiamato dalla nonna, una padella di popcorn; chicchi di mais caldi, salati e scoppiettanti come il sole del Brasile che ti bacia in fronte al ritmo di samba e non ti tradisce mai nemmeno per la donna col culo più bello del mondo. Altri tempi erano quelli dove i sogni erano desideri da bramare col pallone tra i piedi, una Peroni ghiacciata e una Marlboro light tra le dita ingiallite dal fumo. Il calcio era il nostro Carnevale, buono per tutte le stagioni, nulla di più. Niente di filosofico. Famiglia che lo supporterà con enormi sacrifici economici per farlo diventare un calciatore professionista. Il mondo del pallone è pieno di storie difficili da raccontare, soprattutto per il calcio di strada e quello dilettantistico.

Sacrifici ripagati con gli interessi – almeno inizialmente nella primissima fase della carriera – perché Adriano è stato uno degli attaccanti più forti della sua generazione. Le aspettative risposte per il ragazzo della Favela sono tante in Brasile e nel resto del mondo, considerato a unanimità la nuova stella del calcio mondiale, il nuovo Ronaldo il fenomeno.
 
Inizia a giocare col ruolo di terzino con quel sinistro magico, alla Roberto Carlos, prima di cambiare ruolo e diventare un grande attaccante. Dalla difesa all’attacco rompendo tutti gli schemi del calcio -  solitamente è il contrario per calciatori mediocri senza un particolare talento nel gioco del pallone - come un pugile provetto che si appresta a sferrare il colpo decisivo all’avversario e alla vita della Favela, quello del KO. Questo è lo sport, signori, questo è il calcio. Domani è un altro giorno - vinceranno o perderanno milioni di persone senza che a nessuno possa fregare un cazzo di loro - Adriano si preparerà a vivere in un equilibro precario tra la fama e l’insuccesso, tra la ragione e la follia.   
Dotato di un fisico bestiale, 1,89 cm di altezza per un peso forma di 95 kg. Il giovane Adriano è come un treno in corsa che non si ferma mai alla stazione, nemmeno per fare scendere i passeggeri col biglietto pagato da mesi.
A 16 anni milita nelle giovanili del Flamengo e a soltanto 18 anni esordisce in prima squadra con 7 marcature in appena 19 presenze all’attivo. E’ il nuovo ragazzo verde e d’oro del Brasile, sei anni più giovane di Ronaldo Luís Nazário de Lima conosciuto come Ronaldo il fenomeno. Quest’ultimo è il calciatore più forte del mondo, l’unico in grado di vincere le partite da solo come un certo Diego Armando Maradona. Per molti, l’argentino è stato il calciatore più forte di tutti i tempi. Corsi e ricorsi storici per uno scrittore provetto che si è perso tra i ricordi di una vita.  
 
Sul talento brasiliano di belle speranze si piomba l’Inter di Moratti che lo porta a Milano nell’estate del 2001 in una trattativa lampo che coinvolge il brasiliano Vampeta, ceduto al Flamengo. Sembra l’affare del secolo. Stagione 2001-2002, all’Inter in attacco c’è tanto grasso che cola e solitamente del maiale non si butta niente, nemmeno, a Milano. E’ un altro calcio - altra era prestorica per i contemporanei adepti alla storia social - dove i campioni fanno a gara a vestire la maglia dei top club italiani. Ci sono grandi attaccanti alla corte di Moratti: Ronaldo, Recoba, Christian Vieri, Hakan Şükür, Nicola Ventola, Mohammed Kallon e, appunto, il giovane Adriano. Il Presidente dell’Inter - che non badava a spese con l’ossessione di raggiungere gli stessi risultati del padre, Angelo - aveva messo tante frecce nell’arco de el hombre vertical, Héctor Cúper. L’allenatore argentino, ora commissario tecnico della Sira, aveva soltanto l’imbarazzo della scelta; Héctor Cúper possedeva una rara margherita nerazzurra tra i fili d’erba del giardino di San Siro, da sfogliare per strappare il petalo migliore a ogni partita.
Nella prima stagione all’Inter, Adriano colleziona un misero bottino di otto presenze, condite da una sola marcatura. Il ragazzino è troppo giovane e inesperto per reclamare più spazio in quell’Inter famelica e un po’ pazza che puntava a vincere tutto e subito. Ma il ragazzino brasiliano ha soltanto vent’anni. E’ nel pieno della sua migliore gioventù e non è pronto a confrontarsi con i grandi campioni della rosa nerazzurra, deve giocare con più continuità. Per questa ragione, il suo destino è stato già scritto dall’alta dirigenza nerazzurra: è lontano da Milano; non è un addio, ma è un arrivederci; un po’ come lo è per il giovane universitario che mestamente lascia casa per poi ritornare al paese - da vincente - con l’esperienza di vita e una laurea in tasca. Adriano deve farsi le ossa in Serie A, meglio in provincia, a pochi chilometri da Milano. Prima a Firenze dove in 15 partite sigla 6 marcature, ceduto in prestito nel mercato invernale. A fine stagione, la Viola retrocede e Adriano non è un calciatore da Serie B e costretto a cambiare area.   
Ceduto in compartecipazione al Parma, città tranquilla, città universitaria del prosciutto crudo e il parmigiano reggiano. La città di Nevio Scala e Malesani, la città di Buffon, Crespo, Thuram, Zola e Cannavaro tra i tanti campioni passati per il capoluogo emiliano. Un Parma ricco di storia calcistica.
 
A Parma arriva un giovane calciatore con un potenziale ancora inespresso; un vulcano pronto a eruttare, da un momento all’altro, lava e zampilli sul mondo del calcio. Un campione in erba che ha lasciato intravedere di che pasta fosse fatto col goalazo su punizione al Real Madrid. Episodio decisivo per portare a casa il Trofeo Bernabeu; quel gol di pregevole fattura è il preludio di qualcosa di grandioso che si appresta a realizzarsi sotto gli occhi increduli di milioni di tifosi. Perchè è tipico degli artisti creare dal nulla qualcosa di straordinario ed eterno che rimarrà nella storia; Soprattutto, quando non te l’aspetti per farti sentire piccolo e insignificante più di quello che sei realmente; Minuscolo come una formica in procinto di essere schiacciata dal passante di turno. In quella pennellata d’autore, l’ex ragazzo della Favela ci mette tutto il suo immenso talento. E’ una punizione dal limite a favore dell’Inter, battuta da Adriano di piede sinistro da una posizione centrale e dopo una breve rincorsa a difesa avversaria chiusa a protezione del portiere. L’estremo difensore del Real Madrid è battuto, nulla può fare, se non quello di entrare inconsapevolmente nel quadro dell’autore e diventare anch’egli un dettaglio insignificante dell’opera d’arte.   
A Parma, Adriano dà prova di tutto il suo immenso talento. In appena due stagioni segna 23 reti in 37 presenze con la maglia gialloblu, alcune di pregevole fattura e in tutti i modi possibili e immaginabili; Come il goal di tacco segnato contro il Milan il 5 Aprile 2003 o come la sassata su punizione contro il CSKA Mosca. Per caratteristiche fisiche e tecniche, Adriano è un misto tra Ronaldo il fenomeno e lo svedese, Zlatan Ibrahimović. Tecnica sopraffina e fisico gladiatorio. Davanti a un giocatore del genere, Moratti non può fare altro che ammettere di aver sbagliato a lasciarlo andare via da Milano con leggerezza e superficialità. Nemmeno sono passate due stagioni in Emilia che il Presidente nerazzurro richiama subito il suo talento alla base, durante il mercato invernale, staccando un assegno di 23 milioni di euro per l’acquisizione del cartellino del forte brasiliano a titolo definitivo. Di fronte a certe cifre, il Parma non può fare altro che mollare l’osso. Il Dio denaro vince sempre.   
 
All’Inter il ragazzo della Favela non sfonderà più per una serie di motivi soprattutto psicologici ed extra calcistici, uno tra tutti la morte tragica e prematura del padre dopo aver vinto la Copa Amèrica nel 2004.
“Ricevette una chiamata dal Brasile in cui gli dicevano che il papà era morto. Qualcosa che poteva cambiargli la vita per sempre. Lo vidi piangere, scagliò via il telefono e cominciò a gridare che non era possibile (dichiarazioni di Zanetti)”
Da Roberto Mancini a Mourinho, la discesa dal Paradiso verso gli inferi è veloce e inesorabile per quel ragazzo nato e cresciuto nella miseria della Favela. Quella polvere lasciata “temporaneamente” a migliaia di chilometri di distanza, ridiventa sempre più appiccicosa nella vita del forte attaccante brasiliano.
La stagione 2004-2005 si chiude con un discreto bottino di realizzazioni, 16 reti in campionato di cui una rimarrà nella storia del calcio, il celebre coast to coast contro l'Udinese. Un'altra opera d’arte lasciata in eredità al mondo profano del pallone. Ma i problemi di dipendenza dall’alcool e la depressione, a seguito della morte del padre, si faranno sempre più grandi e mineranno, irrimediabilmente, le performance sportive del campione brasiliano. Il ragazzo entra in depressione e addirittura, durante gli anni a Milano, penserà anche al suicidio. Solo l’amore incondizionato per la sua mamma, lo ha salvato da un destino, forse, già scritto dagli dei delle stelle.  
 
A soltanto venticinque anni viene ceduto in prestito al San Paolo - nuovamente all’Inter - e poi al Flamengo. Praticamente la carriera di Adriano in Europa è finita, nonostante una breve parentesi a Roma dove collezione la misera di 5 presenze.
Come ha chiosato malinconicamente a distanza di anni dal ritiro di Adriano, l’ex capitano Javier Zanetti: “Non siamo stati capaci di tirarlo fuori dal tunnel della depressione. Questa è stata la nostra sconfitta più grande”.
 
Adriano è stato l’ultimo Imperatore del calcio mondiale! E per un periodo di tempo ci ha fatto sentire tutti più piccoli di quello che in realtà siamo.....
 
Arsenico17
 

 

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